Gli Etruschi si insediarono in Etruria, area compresa tra la Toscana centro-settentrionale e l’Alto Lazio, a partire dal VIII secolo a.C.
Espandono i loro domini in Pianura Padana e in Campania tra il VII e il VI secolo a.C. L’Etruria viene conquistata dai Romani a partire dal 295 a.C.
Il territorio è organizzato in città-stato, rette da un monarca chiamato lucumone e riunite in una federazione detta dodecapoli.
La cultura etrusca è influenzata da quella greca e il loro stile di vita è noto grazie agli affreschi che decorano le tombe.
La città è fondata dagli àuguri, sacerdoti che ne determinano l’orientamento, i confini e l’organizzazione interna.
È impostata su un impianto ortogonale, costituito da strade principali (platèiai) e strade secondarie (stenòpoi), che creano una serie di isolati (strigae).
È protetta da mura realizzate con blocchi monolitici a secco, disposti a filari isodomi, con porte a forma di arco a tutto sesto.
Descritto da Vitruvio nel quarto libro del trattato De Architectura, il tempio etrusco è composto da
Podio un alto e massiccio basamento con scalinata anteriore
Pronao formato da due file di quattro colonne
Tre celle interne dedicate a tre diverse divinità
Tetto a due spioventi, decorato con acroteri, antefisse e statue.
L’ordine architettonico impiegato dagli Etruschi è stato definito da Vitruvio tuscanico, termine che deriva da Tuscia, il nome con cui i territori etruschi conquistati dai Romani venivano chiamati. L'ordine tuscanico è simile all'ordine dorico
La tomba etrusca è simile a una casa per forma e dimensione. Può essere costituita da una o più camere con pareti riccamente affrescate e contenere il corredo del defunto, composto da cibi, bevande, utensili, arredi e tutto ciò che è necessario per la sua sopravvivenza nel mondo dei morti. Generalmente, le tombe sono riunite in necropoli situate al di fuori della cinta muraria della città.
Esistono diverse tipologie di tombe:
Tombe a camera ipogeica – Sono tombe completamente scavate sotto terra o nel fianco di una parete rocciosa. A volte, sono precedute da un ingresso cubico in pietra, motivo per cui vengono chiamate tombe a dado.
Tombe a tumulo – Ricoperte da un tumulo o cumulo di terra, formano una sorta di collinetta artificiale a pianta circolare, con copertura a falsa cupola, simile a quella delle tombe a thòlos greche.
Tombe a edicola – Esclusivamente costruite fuori terra e realizzate in pietra, hanno generalmente la forma di un piccolo tempio. Queste tombe si distinguono per la loro architettura monumentale, che richiama gli edifici sacri etruschi.
Sulle pareti delle tombe etrusche sono raffigurate scene di funerali con banchetti, danze, giochi, caccia e attività quotidiane. La pittura è realizzata con la tecnica dell’affresco, applicando i colori sull’intonaco ancora umido, così da farli diventare parte integrante della superficie.
Le necropoli di Tarquinia e Vulci conservano la maggior parte di queste pitture. Le figure umane presentano contorni netti e colori piatti, stesi in modo uniforme. Solo dal IV secolo
a.C. compare il chiaroscuro, che dona maggiore volume ai corpi. Lo stile segue proporzioni codificate simili all’arte egizia: volto, braccia e gambe sono dipinti di profilo, mentre busto e occhi frontalmente.
La scultura etrusca, influenzata dall’arte greca (imitazione statuaria arcaica), aveva principalmente uno scopo religioso e funerario. I materiali più utilizzati erano la terracotta (scultura fittile) e il bronzo.
I corpi dei defunti inceneriti venivano conservati in vasi canopi, già usati dagli Egizi per altre funzioni. Questi vasi, realizzati in terracotta bucchero o bronzo, sono composti da un’appoggio chiamato “trono”, su cui poggia il vaso con coperchio dalle sembianze umane. Le anse del vaso sono decorate con piccole braccia.
I sarcofagi etruschi, fatti di pietra o terracotta, avevano una parte inferiore a forma di scatola vuota, chiamata cassa, spesso decorata con bassorilievi. Il coperchio rappresentava un letto su cui era scolpito il defunto, semi-disteso e pronto a partecipare a un banchetto. Un esempio famoso è il sarcofago degli sposi, che mostra una coppia di coniugi distesi su un divano, simboleggiando l'idea di una vita eterna insieme.
Le sculture dei sarcofagi somigliano a quelle della Grecia arcaica, con il tipico sorriso, gli occhi a mandorla e la pelle decorata con piccoli rilievi. La donna indossa calzari alti, chiamati "kothurni", e un cappello detto "pilos", tipici della cultura etrusca. Gli sposi sono raffigurati con espressioni serene e un aspetto ideale, che rifletteva la concezione etrusca della morte come un passaggio verso una vita dopo la morte, mantenendo l’aspetto fisico e la dignità del defunto.
La Chimera di Arezzo, rinvenuta nel 1553 presso Arezzo, rappresenta un mostro con corpo e testa di leone, coda di serpente e una testa di capra sulla schiena. La scultura fu restaurata erroneamente nel 1785. Originariamente, il serpente era rivolto verso l’osservatore, non nell’atto di mordere una delle corna della capra. Nonostante il tema mitologico, la resa della scultura è realistica: l’animale ha la schiena inarcata, la criniera irta, il pelo raccolto in punte, le fauci spalancate e le zampe anteriori appoggiate a terra, come se stesse per compiere un balzo.
La statua, detta Arringatore, fu rinvenuta nel 1566 e rappresenta il patrizio etrusco Aulo Metello, come indicato in un’iscrizione sulla veste. La figura indossa una tunica con sopra una toga e ha un braccio sollevato in gesto di preghiera o adorazione. In passato si pensava che il gesto fosse per chiedere il silenzio, motivo per cui la statua è chiamata “Arringatore”. La rappresentazione è veristica, lontana dalle proporzioni idealizzate della scultura classica.