primi dell'Ottocento in Italia non c’era una lingua comune. La lingua “italiana” era una lingua letteraria, che aveva origine dal fiorentino 300esco.
da tutti gli strati sociali
Non c’era ancora una lingua unitaria perchè:
c'era una divisione politica della penisola,
una scarsa diffusione dell'istruzione e l'alto livello di analfabetismo-> una conseguenza dell'arretratezza economica e sociale.
Negli anni della Restaurazione e del Risorgimento si forma una coscienza nazionale e un'esigenza di unificazione politica della penisola che crea l’urgenza di avere un unico codice linguistico che accomuni tutti gli italiani.
I dialetti raccolgono in se un prezioso patrimonio di cultura locale e spesso sono lingue letterarie di alta dignità culturale, che hanno prodotto capolavori, ma in una nazione moderna è necessaria una lingua nazionale.
nei secoli passati si era posta più volte una "questione della lingua, però ponendo esclusivamente il problema della lingua letteraria, non della lingua dell'uso comune, da impiegare in tutte le occasioni della vita di relazione.
Solo con il movimento nazionale c’è un radicale ribaltamento di prospettive, e la questione della lingua si pone come comunicazione sociale.
il problema è impostato dai romantici lombardi
è ancora Manzoni, a porre la questione e a suggerire la soluzione teorica più radicale, destinata ad esercitare grande influenza.
Il problema si pone a Manzoni nel momento in cui si accinge a scrivere un romanzo per il grande pubblico ma la riflessione si allarga poi ad abbracciare il problema della lingua come strumento di comunicazione del popolo
Lo scrittore si rende conto di come italiano sia una lingua " povera’’ e "incerta": non ha tutti i termini per l'uso quotidiano, e non ha un codice stabile, per cui chi scrive o chi parla non ha mai la certezza di essere capito a pieno dal destinatario.
La soluzione proposta da Manzoni è di individuare il modello di una lingua comune nel fiorentino dell'uso vivo, attuale.
Tale "codice" linguistico è raccomandabile perché:
essendo una lingua viva, realmente parlata, è un "codice" completo e certo, che offre tutti i termini e i costrutti per ogni tipo di comunicazione;
è affine alla lingua letteraria tradizionale, che per secoli aveva seguito il modello degli scrittori fiorentini trecenteschi.
La soluzione manzoniana fu accolta favorevolmente dalla classe dirigente del nuovo Stato unitario, che condusse la sua politica di diffusione dell'istruzione ispirandosi alla lingua usata nell'edizione definitiva dei Promessi sposi (1840).
Per molti decenni le masse popolari, continuarono ad usare il dialetto, rimanendo lontani degli intellettuali e dai ceti superiori, inoltre si estraniavano del dalla vita politica e culturale della nazione: all’inizio persone colte e popolo non parlavano la stessa lingua.
L'unificazione linguistica fu un processo lungo, che arrivò a compimento si può dire solo negli anni Sessanta del Novecento, con la diffusione dell'istruzione di base, dei mezzi di comunicazione di massa come la televisione e con le grandi emigrazioni interne; e segui vie ben diverse da quelle indicate da Manzoni, approdando a soluzioni che nulla avevano a che vedere con la fiorentinità dello scrittore.